Paola
…. decostruire discorsi sull’alterità attraverso pratiche collettive e partecipative in grado di riconoscere, problematizzare, e sovvertire narrazioni predominanti sull’altra/o. Significa considerare l’intercultura nel senso più ampio del termine, e cioè come uno spazio di attraversamento e incontro di ‘culture’ diverse, dove l’alterità viene letta alla luce dell’intersezionalità di fattori quali classe, genere, etnia, età, abilismo, caratteristiche fisiche, orientamento sessuale, in modo da poter cogliere non solo le differenze ma anche le diseguaglianze.
Giorgia
… la significativa possibilità di comprendere la nostra storia, rileggendola attraverso le storie degli altri. Dalla profonda consapevolezza del nostro e altrui essere culturalmente situati, e dall'inclusione delle differenze anche in termini di status e potere, nasce l’opportunità di tracciare strade nuove e originali, orientate all'equità e alla giustizia sociale. Intercultura è la forza trasformativa che emerge dall'incontro tra esseri umani culturalmente consapevoli e dalla disponibilità ad accogliere il punto di vista dell'altro, permettendo di sconfinare e costruire insieme orizzonti di significato inediti.
Isabella
… la capacità di farsi provocare dall’incontro con l’altro come occasione di auto-apprendimento da vivere con sguardo curioso e spirito di avventura, maturando la consapevolezza della propria posizionalità e delle dinamiche di potere in cui tale incontro è inserito. Significa promuovere una pedagogia impegnata in grado di attivare processi di presa di parola da parte di tutti e tutte, riconoscendo dignità epistemica a prospettive altre per interpretare ed agire nella realtà, al fine di formar(si) a un dialogo aperto e plurale e coltivare la democrazia.
Rebecca
… è una costruzione complessa, più simile a un cantiere in costruzione, piuttosto che a un’architettura fatta e finita. Nei cantieri interculturali ogni nuovo elemento costringe quelli preesistenti a modificarsi, generando tutti insieme un nuovo ordine. Per esistere il cantiere interculturale ha bisogno di una condizione: che tutti i ‘soggetti costruttori’ dispongano degli stessi mezzi e delle stesse possibilità. Quando prevalgono relazioni asimettriche tra oppresso e oppressore, i ‘cantieri interculturali’ si sgretolano. L’oppressore continuerà a decorare la sua architettura con i colori dell’intercultura, ma ciò che avremo davanti agli occhi non sarà che un monolite culturale.
Federica
... quotidianità ancor prima che un concetto, anche se oggi non utilizzerei più il termine interculturalità, ma transculturalità, perché le relazioni interculturali non avvengono più in prevalenza tra persone con riferimenti culturali radicati, precisi e mutualmente condivisi nelle comunità dei paesi di origine e di arrivo. Questo perché ci sono sempre più famiglie ‘miste’ che arrivano da - e vivono in - contesti a loro volta ‘misti’, in cui il senso di appartenenza dipende strettamente dalle inedite comunità e collettività che si creano.